A quanto pare l’agire del Governo dà più ragione alla FALBI di quanta non gliene vogliano dare la Banca ed i 7 Nani. La prima dovrà arrendersi alla ragionevolezza delle nostre rivendicaizoni; i secondi dovrebbero ricordarsi che rappresentano dei lavoratori…..

IL DPCM del quattro corrente detta, tra l’altro, alcune novità in materia di smart working nella Pubblica Amministrazione.

In particolare, dalla versione pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei ministri, si evince:

  • L’art. 3 c 4 lettera i) prevede che, per quanto riguarda le aree caratterizzate da uno scenario di massima gravità (zone rosse che allo stato dovrebbero riguardare le Regioni Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta), “i datori di lavoro Pubblici limitano la presenza del Personale nei luoghi di lavoro per assicurare esclusivamente le attività indifferibili e che richiedono necessariamente tale presenza, anche in ragione della gestione dell’emergenza; il personale non in presenza presta la propria attività in modalità agile”. In sostanza, limitatamente alle zone indicate si torna alla situazione del lockdown di primavera per cui, ad eccezione delle attività da rendere necessariamente in presenza, le attività devono essere rese esclusivamente da remoto;
  • L’art. 5 (che riguarda l’intero territorio nazionale) al c 3 prevede che “le Pubbliche Amministrazioni assicurano le percentuali più elevate possibili di lavoro agile … garantendo almeno la percentuale di cui all’art. 263 comma 1 del DL 34/2020” (fissato dal Decreto della Funzione Pubblica in “almeno pari al 50%”).

Non vi è dubbio che il DPCM introduca novità rispetto alla situazione preesistente in materia di smart working e non abbiamo dubbi che la Banca, con la tetragona e acritica “disciplina” con cui interpreta le disposizioni legislative non mancherà di adeguarsi a quanto il provvedimento dispone.  (in alternativa non mancheremo di rivolgerci alla Magistratura).

Tuttavia, la nuova disposizione Governativa di per sé non può essere considerata esaustiva delle complesse e articolate problematiche che abbiamo posto al tavolo del confronto con la Banca:

  • Il DPCM detta una norma non interpretabile per le “zone rosse” per quanto riguarda il restante territorio nazionale sembra fermarsi ad una sorta di “raccomandazione” soggetta ad ampio margine di interpretazione e di discrezionalità;
  • al fine di determinare le prestazioni indifferibili da rendere in presenza, necessarie a garantire la funzionalità delle strutture, sarebbe stato necessario formalizzare l’elenco delle attività da rendere necessariamente in presenza e di quelle, viceversa, telelavorabili. La Banca, nonostante lo abbiamo ripetutamente chiesto, si è sempre rifiutata di procedere in tal senso. Le ragioni sono evidenti: teneva a mantenere un ampio margine di discrezionalità. Si tratta di un’omissione grave soprattutto considerato che la Pubblica Amministrazione ha realizzato tale ricognizione concertandola con le OO.SS.

Non vi è dubbio che la “raccomandazione di cui sopra dovrebbe, in logica di ragionevolezza, far venir meno l’ottuso provvedimento del rientro per una settimana al mese imposto dalla Banca, in quanto applicato a mansioni telelavorabili e, quindi, in contrasto con il concetto delle “percentuali più elevate possibili”, ma, purtroppo, abbiamo sperimentato, in questo periodo, quanto la Banca sia poco sensibile alla logica e alla conseguenzialità.

Restano, in assenza di provvedimenti significativi da parte della Banca, pienamente valide e confermate le ragioni che ci hanno indotto a proclamare le azioni di lotta per il prossimo 18 novembre.

Leggiamo stamani, a tal proposito, il volantino dei sette sindacati alleati la cui morale può, in estrema sintesi, essere riassunta con: nel prendere atto della nostra incapacità a confrontarci con la Banca e indurla a ragionevolezza, ci affidiamo a “santo” Governo.

Non c’è che dire: una bella dichiarazione di impotenza, una patetica interpretazione del ruolo del Sindacato.

E tutte le questioni sollevate nel periodo? Il rimborso chilometrico, il recupero dei risparmi realizzati dalla Banca a favore dei Dipendenti e, soprattutto, l’ostinato rifiuto della Banca a confrontarsi con il Sindacato su temi alti di natura negoziale che solo alcuni giorni addietro “il Sindacato del dire” affermava fragorosamente essere priorità assoluta, che fine hanno fatto? SEMPLICEMENTE DIMENTICATI.

Non paghi (sotto la guida moderatrice del CIDA) di tale meschina figura e avendo rimosso quella altrettanto patetica dello sciopero “finto” che avevano minacciato e rispetto al quale si erano accontentati di una “finta” flessibilità affidata alla discrezionalità dei “capi”, i sette Sindacati alleati si avventurano in sarcastiche considerazioni sullo sciopero indetto dalla FALBI.

Non vogliamo addentrarci in articolate considerazioni in risposta a tanta bassezza se non ricordare che la legge di regolamentazione dello sciopero (che evidentemente ignorano) impone nella proclamazione dello sciopero un preavviso di dieci giorni per cui l’azione di lotta poteva essere collocata solo nella settimana dal 16 al 20 novembre).

Per quanto riguarda la “portata” dello sciopero dovrebbe risultare evidente che uno sciopero nell’attuale contesto non può mirare a “bloccare la Banca” ma rappresenta l’occasione per la Categoria per misurare il livello di insoddisfazione e di dissenso nei confronti dell’agire della Banca (e il loro).

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