Nelle ultime settimane abbiamo costantemente sollecitato la Banca a prendere atto di una situazione che profondamente si modificava rispetto al contesto in cui aveva avviato il processo di progressivo rientro in presenza.

L’incremento costante dei contagi, arrivati ormai ad una quota per cui sempre più spesso si parla di una situazione fuori controllo, i problemi che comincia a evidenziare il sistema sanitario nazionale, l’incremento di casi gravi e, purtroppo di decessi, avrebbero dovuto consigliare la Banca ad atteggiamenti di maggiore responsabilità.

Il Governo, sia pure tra diversi e contrastanti impulsi, è dovuto intervenire con un nuovo DPCM e la Funzione Pubblica ha emanato nella giornata del 19 corrente un decreto per regolamentare le attività in smart working per quel settore. In particolare, per quanto riguarda i pubblici dipendenti il 50% non è più la percentuale di riferimento ma la misura minima da adottare accompagnata dalla raccomandazione, per le Amministrazioni in grado di farlo, di andare oltre tale percentuale.

La Banca, al contrario, ha “fatto finta di non capire” e ha proseguito imperterrita, con una perseveranza degna di miglior causa, ad attuare il proprio piano.

I risultati anche all’interno del nostro ambiente non si sono fatti attendere: si moltiplicano i casi (solo questa mattina si susseguono le segnalazioni) e la loro numerosità fa temere che possano realizzarsi presto focolai.

I Colleghi vivono con legittima e crescente ansia le forzature che la Banca sta adottando per costringerli al rientro in servizio.

Ora, ci viene comunicato che la Banca ha modificato l’ordine del giorno della convocazione prevista per domani 22; dall’inutile argomento dell’incontro “conviviale” con la task force, a “importanti comunicazione in tema di rientro in servizio”.

Contiamo sulla resipiscenza della Banca e sull’assumersi, finalmente, le dovute responsabilità.

Per quanto ci riguarda saremo inflessibili e se le risposte non saranno adeguate alle necessità che la situazione impone, valuteremo senza esitazione anche manifestazioni di protesta nei confronti della Banca.

Nell’occasione richiederemo con fermezza:

  1. l’abolizione dell’obbligo del rientro per una settimana imposto a tutti i Colleghi, che è apparso dal primo momento una misura priva di fondamento funzionale e adottata esclusivamente per ragioni di immagine;
  2. l’immediata individuazione delle attività che necessariamente debbono essere rese in presenza, limitandosi a quelle realmente essenziali, al fine di incrementare la percentuale dei lavoratori da collocare in lavoro delocalizzato;
  3. reintroduzione, per chi lo aveva già perso, e conferma per tutti gli altri sino a fine emergenza del rimborso chilometrico per i pendolari e riconoscimento di un ristoro anche per coloro che si muovono all’interno del medesimo centro urbano utilizzano il mezzo proprio. Avventata ed irresponsabile è apparsa la determinazione di porre termine a tale provvedimento, quando è di opinione comune che l’utilizzo del mezzo pubblico è veicolo di propagazione di infezione;
  4. Maggiore impegno in tema di medicina preventiva.

Riferiremo con immediatezza al termine dell’incontro convocato per la giornata di domani.

Roma, 21 ottobre 2020.

                                                                La Segreteria Generale
  Falbi              

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