La procedura di raffreddamento del conflitto, tenuta nella giornata di ieri, si è trasformata in una imbarazzante farsa: sostanzialmente una beffa per tutti i Dipendenti della Banca che avevano sperato in un Sindacato che si riappropriasse del proprio ruolo.

La Banca non solo ha confermato la propria linea di azione, ma il Delegato aziendale ha inteso evidenziare, non mancando di precisare di aver propinato la medesima ramanzina ai componenti del primo tavolo, l’irresponsabilità del Sindacato che, in un contesto come quello che caratterizza la situazione del Paese, aveva “osato”, in presenza degli atti assunti dalla Banca fortemente lesivi della salvaguardia della salute dei Dipendenti, ricorrere ai legittimi strumenti a sua disposizione.

La (finta) disponibilità della Banca si è ridotta a meglio precisare la portata applicativa della comunicazione del 23 ottobre u.s. che tanto aveva giustamente fatto indignare le Colleghe e i Colleghi, affidando la responsabilità di valutare alcune flessibilità ai responsabili di struttura (aumentando la discrezionalità di gestione) e di essere disponibile a riprendere il confronto sulla gestione dello smart working in fase transitoria: un confronto fallito solo due mesi addietro per le ragioni a tutti certamente note!

Il severo richiamo del Delegato aziendale ha finito per irritarci ulteriormente: la Banca, che nell’ultimo periodo ha dimostrato indifferenza al fondamentale tema della salvaguardia della salute dei Dipendenti, adottando provvedimenti irresponsabili, accusava il Sindacato di irresponsabilità per la “pretesa” di adempiere al proprio dovere!

Ben altro effetto deve aver avuto la “ramanzina” per il primo tavolo!

I sette Sindacati dopo aver pochi giorni addietro annunciato con rullo di tamburi, titolando il proprio volantino “così non va”, l’avvio di iniziative forti a tutela della salute dei Colleghi per evidenziare le gravi responsabilità della Banca, con il resoconto dell’incontro “alcuni passi avanti nella gestione dell’emergenza”, sembrano scesi a molto più miti consigli.

Afferma il citato comunicato dei sette “che è necessario che prevalga la ragionevolezza”, ma c’è da chiedersi da parte di chi? Della Banca o dei Sindacati? Il resto del comunicato, sia pur letto con la migliore buona volontà, lascia i contenuti, che li avrebbero condotti a tale determinazione, avvolti in una fitta nebbia.

Una conversione immotivata, illogica e irresponsabile in quanto avvenuta in presenza del NULLA.

Eppure il SIBC, di cui è nota la distanza tra le parole (sempre molto enfatiche) e i fatti, solo due giorni addietro con il suo volantino “il contagio tra i Colleghi” affermava: “Entriamo però nel merito della logica: per soddisfare quale interesse, quale ideologia, quale ottuso pregiudizio la Banca non è capace di ritirare l’obbligatorietà del rientro erga omnes, censire le funzioni e le attività che realmente necessitano di lavoro all’interno degli uffici (il SIBC lo chiede da marzo!!), quantificare il personale di cui ha bisogno per ogni Servizio e Divisione, e verificare se – già con i volontari che in questi mesi sono stati circa il 20-25% del personale – riesce ad assolvere anche a tali esigenze? Vogliamo tutelare, anche in questo modo, i colleghi costretti a lavorare in presenza?“.

Anche il SIBC ha trovato risposta adeguata ai suoi “seri” interrogativi nell’incontro di raffreddamento tenuto con la Banca?

Non c’era bisogno di attivare una procedura “seria”, quale quella del conflitto, per ottenere precisazioni su una comunicazione della Banca e un vago impegno a confrontarsi sulla gestione in emergenza dello smart working (basta partire dal punto in cui ci siamo lasciati): sarebbe stata sufficiente una “garbata” richiesta alla Banca.

Alla luce di quanto accaduto si sono evidenziate, al di là di ogni ragionevole dubbio, le vere intenzioni che hanno portato i sette Sindacati, portatori di istanze e idealità diverse se non contrapposte, a convergere in un unico tavolo.

Si è trattato di un’operazione di vertice, probabilmente avvenuta con la “benedizione” della Banca, che aveva due primi obiettivi: il primo di “normalizzare” alcuni Sindacati che apparivano particolarmente riottosi e che avevano fatto della contestazione a ogni costo la propria cifra di comportamento, e il secondo di “governare” una Categoria che manifestava crescenti malumori per la mancanza di risposte ai problemi, di grande portata, che sempre più si stratificavano.

Era evidente che di tale progetto non poteva far parte la FALBI, che nei lunghi decenni di attività all’interno dell’Istituto ha sempre tenuto a mantenere ben distinti il ruolo del datore di lavoro da quello del Sindacato.

Si è scelto, quindi, di realizzare il progetto di convergenza tenendone all’oscuro il Sindacato di maggioranza relativa, e la guida dell’aggregazione, a maggior garanzia nel confronto della Banca, è stata chiaramente assunta dai Sindacati rappresentativi dell’Area Manageriale (CIDA e DASBI).

Il primo obiettivo è stato realizzato e i Sindacati ribelli (o presunti tali) sono stati silenziati, contiamo, invece, che il secondo non lo sarà perché molte Colleghe e Colleghi non sono disponibili a essere “presi per il naso”.

E’ necessaria una reazione della Categoria per fermare questa pericolosa deriva; se non perverranno  segnali inconfutabili di dissenso verso questo progetto, un giorno, per quanto non vicino, vedremo i sette Sindacati applicarsi alla riforma dell’Area Operativa e, sotto la “sapiente” regia della CIDA e della Banca, si realizzerà quel progetto di trasfusione della riforma dell’Area Manageriale in quella Operativa, che nel 2016 la FALBI, assieme alla CGIL, avevano impedito, sia pure a costo di prezzi pagati da entrambi per l’azione minoritaria, ma molto rumorosa, del “comitato del NO”.

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