SI AVVIA L’AI IN BANCA – LE CONSEGUENZE ORGANIZZATIVE E SUGLI INQUADRAMENTI DEL PERSONALE

L’AI è di fatto la terza rivoluzione che ha investito il lavoro a livello globale: nell’800 l’industrializzazione ha visto masse di Persone lasciare i campi per lavorare in fabbrica, negli ultimi decenni del ‘900 l’informatizzazione ha profondamente modificato il modo di lavorare e di comunicare tra i soggetti sociali e le Persone, l’AI, che non può essere considerata come una semplice evoluzione informatica, è destinata a sconvolgere profondamente il lavoro.

Ad oggi, gli esiti sono ancora imprevedibili e si vive in una condizione di incertezza circa l’evoluzione che l’AI provocherà nel mondo del lavoro.

La Banca, in occasione dell’incontro di avvio del negoziato per la riforma degli inquadramenti dell’Area Operativa, aveva già annunciato il progetto di introduzione massiccia dell’AI al proprio interno e ieri, in occasione del Convegno “relazioni industriali e dinamiche del lavoro in Banca” ha ribadito tale intenzione affermando, tra l’altro, che i progetti sono già partiti: un comportamento poco apprezzabile considerato che sino ad oggi non ha inteso condividere con il Sindacato e, quindi, con i Dipendenti una tale intenzione.

È evidente che tale progetto deve necessariamente scontare definizioni a monte sulle questioni di natura generale quali la privacy, le questioni etiche, l’inevitabile obsolescenza delle professionalità interne, gli impatti organizzativi.

Così come, a premessa, vanno definite questioni specifiche che riguardano l’ambiente Banca d’Italia quali.

? l’inclusione: il Direttore Generale, Paolo Angelini, nel corso del suo intervento al citato Convegno, ha efficacemente definito il lavoro in Banca come “multiprodotto”; ovvero in Banca alcune attività sono compatibili con l’AI ed altre richiedono l’intervento manuale del Dipendente (attività operaie, trattamento del contante etc.). Già con l’accordo sul lavoro agile una larga fascia di Colleghe e Colleghi è stata esclusa, il rischio concreto, ora, è che, approssimativamente gli stessi, in un modello di inquadramenti disegnato sull’utilizzo dell’AI, sarebbero esclusi dalle opportunità di progressione professionale e di carriera;

? la riconversione: l’introduzione dell’AI comporterà la scomparsa di una serie di mansioni attualmente svolte. È imprescindibile che vengano fissate regole chiare e trasparenti di diverso utilizzo dei Lavoratori coinvolti;

? figura apicale: il coadiutore, che solo pochi mesi addietro la Banca voleva abolire in quanto considerato superato nell’attuale organizzazione del lavoro, si riappropria di significato e ruolo. In un ambiente con un largo utilizzo di AI le attività si spostano progressivamente dalla diretta operatività del Dipendente ad attività di controllo dei prodotti dell’AI. Il controllo e il coordinamento dei processi comporta, di fatto, una figura apicale della Carriera Operativa con numeri e funzioni significativamente incrementate rispetto all’attuale.

L’eventuale soluzione di tali questioni preliminari certamente non risolve le problematiche complesse che tale innovazione comporta, ma consentirà di entrare nel merito della riforma degli inquadramenti che, in prima istanza, riguarderà l’Area Operativa, ma che non potrà non riguardare anche l’Area Manageriale; sarebbe, infatti, singolare se i “gestori”, e il relativo trattamento, non venissero coinvolti in un processo talmente innovativo.

In un’operazione di modernizzazione complessiva non possono, inoltre, mancare interventi su materie logicamente connesse quali l’orario di lavoro e i necessari interventi sulla questione generazionale, al fine di ricondurre ad unità una compagine che appare troppo divisa.

Per quanta riguarda la riforma degli inquadramenti, che dovrà proseguire nei prossimi giorni, riteniamo significative le affermazioni della Banca nel corso del Convegno che partono dallo spostamento del focus dalle “mansioni” alle “competenze”; solo una tale affermazione testimonia il profondo sconvolgimento che subirà il modello attuale degli inquadramenti.

Allo stato si registrano differenziazioni tra la posizione della Banca e quella del Sindacato: sarà affidata all’intelligenza, al senso di responsabilità e alla reale consapevolezza della necessità di innovare delle parti che si confrontano al tavolo trovare i necessari equilibri; la riforma, infatti, non può essere occasione di una mera semplificazione dell’ordinamento ad esclusivo favore della Banca ma deve fare riferimento ad una cornice chiara di diritti, riconoscimenti, progressioni e garanzie.

La retribuzione deve continuare ad essere fondata su certezze. L’eventuale riconoscimento del merito deve necessariamente essere aggiuntivo e certamente non sostitutivo del salario oggi consolidato.

La Carriera deve essere aperta e praticabile sia all’interno dell’Area sia per quanto riguarda l’evoluzione in Area Manageriale.

Una ferma contrarietà va espressa al modello di “tutti fanno tutto” in quanto annulla le differenze di competenze, esperienze e lavoro svolto, indebolendo le tutele.

La formazione, che in tale contesto assume un significato strategico al fine del raggiungimento degli obiettivi e, quindi, dovrebbe rappresentare un interesse prioritario della Banca, deve essere definita come un diritto del Lavoratore e, in nessun caso, può diventare uno strumento occulto o poco trasparente di selezione interna o di elargizioni economiche.

Ci attende, quindi, un negoziato estremamente complesso, difficile in un quadro di riferimento caratterizzato anche da incertezze; il Sindacato dovrà esercitare il massimo dell’attenzione alle dinamiche che si realizzeranno al tavolo del confronto, un adeguato grado di responsabilità e di consapevolezza della partita in gioco ed esprimere un elevato livello di competenze.

La partecipazione dei Lavoratori, e non si tratta di un richiamo di rito, deve essere attenta e costante. I Lavoratori hanno diritto (ed interesse) a partecipare ad un processo di modernizzazione che condizionerà profondamente il modo di lavorare in Banca per un lungo periodo avvenire e le loro condizioni economiche e professionali.

 

Roma, 10 aprile 2026

Falbi
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