A distanza di un anno dall’ultimo incontro a Francoforte, giovedì 22 ottobre si è tenuto, via Webex, il Dialogo Sociale SSM.


In premessa, oltre all’assenza del Presidente Andrea Enria, abbiamo notato che tutti i partecipanti, inclusi Yves Mersch e Petti Hakkarainen (rispettivamente Vice-Chair e membro del Supervisory Board SSM), hanno partecipato all’incontro in smart working, da casa.

1. LA RELAZIONE DI YVES MERSCH E LA RIORGANIZZAZIONE DELL’SSM IN BCE.

La relazione introduttiva di Yves Mersch è stata apprezzabile per la chiarezza delle linee guida dell’attività.

L’ex Governatore della Banca Centrale del Lussemburgo ha difatti sostenuto che le modalità con cui, in questo periodo, viene esercitata l’azione di Vigilanza non dovrà essere, in futuro, la normalità. Sarà necessario, una volta terminata la pandemia, mantenere le modalità del passato, sia pur con alcuni aggiustamenti.


L’SSM ha dovuto, inevitabilmente, incrementare la Vigilanza “off-site” e ciò sta avvenendo in maniera positiva. Ma Mersch è consapevole del fatto che una Vigilanza più efficace deve assolutamente far ricorso alle ispezioni “on-site”. Non si può prescindere da ciò.


Mersch ha riferito delle costanti interlocuzioni, avvenute negli ultimi mesi con le Autorità di Vigilanza. C’è stata una graduale cooperazione, non immediata, e il dialogo va rafforzato, specie con riferimento alle problematiche relative ai JST.


Mersch ha inoltre descritto per grandi linee la riforma organizzativa interna dell’SSM, recentemente avviata dalla BCE; la riorganizzazione è stata necessaria, anche in un momento così particolare, per far sì che la Vigilanza incrementi la propria competitività e non diventi un processo burocratico.


La riforma, che coinvolge centinaia di colleghi, è stata illustrata alle parti sociali che – ricordiamo – in BCE non hanno diritto a negoziare le condizioni di lavoro.


Durante il dibattito con Mersch abbiamo evidenziato le nostre preoccupazioni per una riforma, già operativa, ma non ancora discussa con le Confederazioni europee che porterà, inevitabilmente, delle conseguenze alle Banche Centrali: visti gli inevitabili impatti della riforma sarebbe stato necessario coinvolgere preventivamente anche le confederazioni europee prima di attuarla.


Il rischio è che l’attività di vigilanza, che in Banca d’Italia è praticamente sparita nelle Filiali regionali non capopolo, si riduca ulteriormente e che la BCE continui a cannibalizzare tutto il processo.


Ancora una volta la BCE, che fa ampio ricorso a contratti a tempo determinato, ha fornito la rappresentazione grafica del nuovo organigramma, ma non ha dato alcun dettaglio sulle risorse utilizzate prima e dopo la riforma.

2. L’IMPATTO DEL COVID-19 SULL’ATTIVITÀ DI VIGILANZA E SULLA FORMAZIONE.


La BCE ha illustrato gli impatti della pandemia sulle modalità con cui si è svolta l’attività di vigilanza negli ultimi mesi. Si osserva che la BCE ha prestato la massima attenzione alla salvaguardia della salute del proprio personale, che di fatto, fa telelavoro al 100%. Solo in casi di effettiva necessità, previo assenso di un responsabile, i colleghi possono lavorare “on-site”.


Alla presentazione della BCE è seguita una sessione in cui lo Scecbu ha presentato (versione inglese e traduzione in Italiano) i punti essenziali di un report, pubblicato nello scorso mese di luglio (versione inglese e traduzione in Italiano), da cui emergono i risultati di un sondaggio svolto a luglio tra le organizzazioni sindacali aderenti allo Scecbu, coinvolgendo i Paesi che partecipano all’SSM.


Il telelavoro è un’opportunità, ma non deve essere la modalità ordinaria per svolgere l’attività di Vigilanza, specie quella ispettiva, che richiede esperienza, incontri fisici e va necessariamente svolta “on-site”.


A ciò si aggiunga che la formazione dei colleghi, che è basilare per aumentare e consolidare il bagaglio di conoscenze dei colleghi, dovrà essere somministrata esclusivamente on-line solo fino a quando permarrà l’attuale situazione emergenziale.


Le sessioni on-line, difatti, hanno una durata inevitabilmente più ridotta e non apportano gli scambi di esperienze, gli incontri informali, anche a latere delle sessioni, che sono fondamentali per la crescita professionale dei colleghi. E questo, ovviamente, non vale solo per la Vigilanza!


La BCE, su questo tema, ha condiviso la nostra posizione.

3. CONCLUSIONI.

Abbiamo constatato che la BCE presta molta attenzione alla salute dei colleghi impegnati in attività di Vigilanza. In BCE, a differenza che in Banca d’Italia, anche i capi, anche il Board, lavorano in smart-working e con tali modalità sono riusciti a portare a termine una enorme riorganizzazione della Vigilanza. È un ottimo esempio che segnaliamo alla Banca.


Abbiamo già espresso le nostre perplessità rispetto al nuovo assetto dell’SSM; abbiamo inoltre lamentato a Yves Mersch che la BCE, diversamente dal solito, ci ha fornito le presentazioni relative all’incontro poche ore prima della sessione Webex. Ciò è irriguardoso, in quanto è necessario conoscere in anticipo gli argomenti, specie quelli tecnici, di cui si dovrà discutere.


Constatiamo, ancora una volta, l’attitudine della BCE a non negoziare con le parti sociali e a decidere (anche bene, come nel caso del telelavoro) unilateralmente e non riconoscere a tutto il personale un contratto a tempo indeterminato.


Concordiamo, inoltre, con le modalità con cui devono ritornare a svolgersi le ispezioni di Vigilanza e le attività formative: è necessario che, finita la pandemia, si riprenda a svolgere l’attività on-site.


Roma, 3 novembre 2020.

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