CSR – NON È MAI TROPPO TARDI PER RICONOSCERE LE PROPRIE RESPONSABILITÀ

Dopo la pronuncia di due diversi ABF che, decidendo sugli esposti presentati da clienti della CSR che avevano subito frodi informatiche, aveva riscontrato un concorso di colpa disponendo il rimborso della metà di quanto sottratto (cfr. nostra circolare), la CSR, con la newsletter periodica pubblicata il 30 agosto, torna sull’argomento.

La tesi della CSR, nonostante le pronunce dell’Arbitro, non si è nel tempo modificata: la responsabilità è da imputare esclusivamente ai correntisti che hanno tenuto comportamenti incauti.

 

Sulla scorta di tale considerazione la CSR esclude di rimborsare chiunque abbia subito una perdita e si dichiara disponibile ad ottemperare alle decisioni di volta in volta assunte dall’ABF, nonostante le pronunce sin qui adottate “includono valutazioni opinabili” probabilmente imputabili alla mancanza di equidistanza dell’Arbitro tra le parti, che appare mantenere un atteggiamento sbilanciato a favore della clientela.

 

Quello che appare evidente è che, nella circostanza, la CSR non ha tenuto un atteggiamento di attenzione nei confronti dei propri correntisti/soci.

 

In sostanza la CSR si accanisce in una difesa ad oltranza delle proprie scelte e dell’operato della CEDACRI, a cui ha appaltato i propri servizi informatici.

 

Una perseveranza che potrebbe indurre qualche “mal pensante” a ritenere che si agisca a difesa di interessi privi della necessaria trasparenza.

 

Curiosa l’antitesi delle affermazioni utilizzate a proposito della sicurezza del sistema informatico quando a premessa si dichiara che “è confermata la sostanziale adeguatezza dei servizi informatici e delle infrastrutture tecnologiche” e “il sistema di sicurezza si è dimostrato robusto”, per poi affermare che “la CSR ha da subito introdotto ulteriori elementi per rafforzare i presidi” e “nei prossimi mesi sono previsti ulteriori interventi di rafforzamento”.

 

Contraddizioni che non rassicurano chi ancora oggi non è stato vittima di frodi!

Meglio farebbe la CSR, anche considerato che si è avvalsa di una Società specializzata, a spiegare dove e come i truffatori hanno tratto i dati sensibili per rendere “credibili” i contatti con gli “incauti” correntisti.

 

La CSR, infine, si duole di notizie di stampa (ampiamente prevedibili), pubblicate recentemente dai soliti giornali ostili alla Banca d’Italia (Vertici, struttura e Dipendenti), minacciando querele! Noi riteniamo che per Amministratori avveduti “il rischio reputazionale” avrebbe dovuto essere un elemento di valutazione sin dal momento in cui si è scelto di contrapporsi alle richieste dei Colleghi truffati.

 

La CSR persevera, quindi, nella strategia dell’autodifesa; non resta che augurarsi che nel prossimo mese di aprile in occasione del rinnovo del Consiglio di Amministrazione, tutti i Sindacati vogliano scegliere candidati che sappiano meglio coniugare i doveri di buona amministrazione della Cassa con quelli di doverosa attenzione nei confronti dei propri Soci.