EFFICIENZA AZIENDALE – LUMP SUM – LA FALBI NON SOTTOSCRIVE GLI ACCORDI

Nella giornata odierna si è tenuto un incontro tra Sindacati e Banca convocato per la valutazione dei testi e la loro sottoscrizione.

I contenuti, che di seguito si riepilogano, sono quelli già noti:

EFFICIENZA AZIENDALE 2020: ragguagliata allo 0.7% della massa salariale e come di seguito distribuito:

  • 0.6% della massa salariale riconosciuto come “una tantum” pari allo 0.86% dello stipendio individuale, per calcolare il valore dell’una tantum individuale è sufficiente moltiplicare la prima voce della busta paga -stipendio cod. 10101- per il numeratore 0.1118;
  • nessuna disponibilità alla strutturalizzazione;
  • 0.1% destinato ad alimentare l’accantonamento della lump sum;
  • 0.4% (in aggiunta allo 0.1% già previsto) a carico Banca ai medesimi fini.

PREVIDENZA COMPLEMENTARE:

  • RIAPERTURA DEI TERMINI DI ADESIONE AL FONDO: entro il 31 maggio 2021 i Colleghi, assunti in data successiva al 28 aprile 1993 e non iscritti al Fondo Pensione, possono aderire conferendo integralmente l’IFR maturato. In questo caso la decorrenza per il calcolo della lump sum è fissata in quella della decorrenza giuridica dell’assunzione;
  • CONFERIMENTO DI PARTE DELL’EFFICIENZA AZIENDALE ALLA LUMP SUM: a partire dal 2020 i Colleghi, assunti a partire dalla data del 28 aprile 1993 e che non aderiscano al Fondo Pensione, sono esclusi dal contribuire al finanziamento della lump sum tramite la quota di efficienza annuale. Tale obbligo viene confermato per gli assunti antecedentemente a quella data e per coloro che abbiano aderito al Fondo Pensione. Appare incomprensibile che si sia proceduto all’esenzione per i Colleghi che non aderiscono al Fondo, sul presupposto che non beneficiano della lump sum, senza assumere un analogo provvedimento nei confronti degli ante ’93, che parimenti non possono usufruire del beneficio.

WELFARE AZIENDALE: limitatamente al 2021 il credito disponibile per il Dipendente viene incrementato di 200 euro (da 670 a 870 euro, 1200 euro per i Dipendenti con disabilità grave); a partire dall’anno successivo (2022) il credito tornerà ad essere pari a 670 euro.

ANTICIPI SULL’INDENNITA’ DI FINE RAPPORTO: il tasso di interesse da corrispondere per tale operazione sarà, a partire dal 1.1.2021, pari allo 0.25% (0 per gli anticipi corrisposti per spese sanitarie).

POLIZZA COVID: l’efficacia della specifica copertura è prorogata al 31/12/2021.

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Nell’occasione abbiamo inteso ribadire le ragioni che ci hanno condotto alla decisione di non sottoscrivere l’accordo, se non quello relativo al tasso di interesse per l’anticipo sull’indennità di fine rapporto che esce dalla logica degli accordi oggi raggiunti.  

Riteniamo, infatti, che l’impatto che l’emergenza ha obiettivamente avuto sulle retribuzioni di fatto di tutti i Dipendenti avrebbe richiesto interventi più significativi.

L’efficienza per il 2020 è stata fissata nella percentuale più bassa dell’ultimo decennio e, soprattutto, si è negata ogni ipotesi di strutturalizzazione che pure è stata adottata per numerose volte sino ad oggi e rappresenta il “vero” adeguamento economico che si conserva nel tempo.

Si è negata la conferma di misure atte a contrastare il contagio epidemiologico come il riconoscimento dell’indennità chilometrica per chi deve rendere la propria prestazione in presenza.

Si è negato qualsiasi riconoscimento (a differenza di quanto avvenuto per la BCE e per analoghe Istituzioni italiane) per il significativo contributo offerto dai Lavoratori in termini di produttività, flessibilità e adattabilità nel corso dell’emergenza sanitaria.

Per la lump sum si è ignorato il vero problema che rimane quello della giustizia previdenziale nei confronti di tutte le Colleghe e i Colleghi. Erano, a nostro avviso, maturi i tempi per spostare l’onere della contribuzione a totale carico della Banca (esentando dalla contribuzione anche gli assunti ante ’93 e gli aderenti al Fondo Pensione) e, soprattutto, intervenire sul coefficiente di trasformazione per compiere un ulteriore passo nella direzione della giustizia generazionale tra i colleghi assunti antecedentemente al 28 aprile 1993 e quelli assunti successivamente a quella data.

Si è persa un’occasione, si è scelto di conformare gli atti negoziali ad una sorta di “minimalismo” per cui assistiamo ad una gestione sottotono delle relazioni sindacali, improntata all’ordinaria amministrazione quando quanto è accaduto in questo periodo, sicuramente straordinario, avrebbe richiesto interventi di grande e significativa portata.

Per quanto riguarda il primo tavolo registriamo sempre più una maggiore distanza tra i proclami e i pauperistici risultati ottenuti.

Si tratta di una pericolosa deriva destinata a sempre più mortificare, anche per gli appuntamenti che attendono, i bisogni e le aspettative delle Colleghe e dei Colleghi.

Appare sempre più urgente che dalla Categoria pervengano inequivocabili segnali che pretendano un decisivo cambio di marcia.

Con la conclusione di questo negoziato siamo ormai pervenuti al termine dell’anno in corso senza che siano stati onorati gli impegni assunti da tutti su rilevanti e grandi argomenti (orario di lavoro con particolare riferimento allo smart working, riforma degli inquadramenti dell’Area Operativa) il cui orizzonte si allontana sempre di più, abbiamo, di conseguenza sollecitato con forza la Controparte a concordare un’agenda che dia certezze circa l’effettiva volontà di affrontare tali tematiche mettendo da parte traccheggiamenti strumentalmente adottati in questo ultimo periodo.

Roma, 3 dicembre 2020.