È trascorso un mese da quando, con un colpo di mano e grazie al ribaltone reso possibile dal SIBC, si è costituito un nuovo tavolo di maggioranza in Banca d’Italia.

La “grande ammucchiata”, che si era presentata con il dichiarato obiettivo di rimuovere l’inerzia negoziale della Banca, di fatto non solo non è riuscita

nel suo proponimento, ma ha generato un ulteriore ingessamento nello stato delle relazioni tra le parti.

Nel mese trascorso l’unico accordo realizzato è stato quello relativo all’IPCA, un accordo di routine e privo di un vero contenuto negoziale, posto che la misura degli adeguamenti è fissata annualmente dall’ISTAT ed è immodificabile.

Per il resto il nulla assoluto anzi, nella scorsa settimana nemmeno si è tenuto l’incontro “conviviale”.

Un ben modesto bilancio che dimostra, laddove ce ne fosse bisogno, le gravi responsabilità della Banca, che ormai con sfacciata arroganza blocca qualsiasi confronto, e le ancora più gravi responsabilità della “grande ammucchiata” che, paga dell’aver “espugnato” il primo tavolo, non mostra alcuna capacità di iniziativa e di contrasto all’atteggiamento della controparte.

Sui grandi temi di interesse della Categoria è calato un fragoroso silenzio nonostante esistano tutte le ragioni per richiedere ed ottenere l’avvio di un confronto “vero”.

La riforma degli inquadramenti, di cui si parla da troppo tempo, è un diritto degli Operativi, considerato che già si è provveduto, sia pure molto discutibilmente, a riformare l’Area Manageriale.

Lo stesso SIBC che ne ha fatto un ossessivo mantra comunicativo negli ultimi due anni, ne parla ormai poco se non sporadicamente e sempre più timidamente, forse perché incalzato dalle nostre denunce, di fumosi nuovi orizzonti, imposti dalle rivoluzionarie novità emerse negli ultimi anni, senza però essere in grado (e non si tratta certo di una novità) né di rappresentare una rivendicazione compiuta, tantomeno di esprimere una qualsiasi strategia per poter realizzare un tale obiettivo.

Una politica degli annunci cui non fa seguito una fase di concretezza, un po’ come i ricorsi in Magistratura spesso annunciati dal SIBC di cui si perdono immediatamente dopo le tracce.

Per quanto riguarda le “nuove modalità di lavoro” esiste il concreto rischio che si trasformi in un altro oggetto mitologico! Sono corsi fiumi d’inchiostro per dimostrare che l’esperienza maturata doveva rappresentare una via di non ritorno e la Banca stessa aveva assunto il formale impegno di avviare a regime il nuovo sistema con il 1^ gennaio 2021, ma ormai il valore degli impegni formali della Banca son ben conosciuti! E sempre più appare improbabile che tale data venga rispettata.

La verità che si evidenzia senza possibilità di smentita è che la “grande ammucchiata” è stata esclusivamente un’operazione di vertice per sedere al primo tavolo di trattativa, ma che è priva di contenuti concreti e strategie per tutelare al meglio gli interessi della Categoria.

I Colleghi più attenti alle vicende sindacali se ne sono già accorti e iniziano ad abbandonare quei Sindacati, ma è necessario che si crei un movimento più vasto, che rappresenti un fronte di dissenso nei loro confronti e che, togliendo l’iscrizione, faccia ben comprendere che non si è più disponibili a consentire che le scelte che riguardano le Colleghe e i Colleghi passini sulle loro teste.

Nel frattempo, l’andamento dell’epidemia Covid sta volgendo al peggio.

Alla ripresa, dopo la pausa estiva, i numeri delle infezioni sono tornate a crescere e si incrementano in modo esponenziale, le strutture sanitarie cominciano ad entrare in difficoltà. È notizia di questi giorni che a Roma un elevato numero di convalescenti, per indisponibilità di letti nei reparti Covid, verranno trasferiti in un albergo cittadino adattato per l’occasione; anche i casi gravi sono in incremento ed aumentano i ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, i decessi.

In Banca, sistematicamente, si evidenziano casi di Colleghi positivi in numero addirittura superiore a quello dei mesi di marzo/aprile, non si può, quindi, escludere il malaugurato rischio che scoppi qualche focolaio.

E la Banca? Finge di non vedere, si gira dall’altra parte e persevera, con ottusità da burocrate, a metter in atto il proprio piano, costringendo i Colleghi al rientro settimanale obbligatorio anche in caso non esista un’esigenza operativa perché, come è stato più volte affermato, bisogna “rieducare” i Colleghi al lavoro in presenza!!!

Per quanto ci riguarda abbiamo presentato specifiche proposte per la gestione transitoria, ma ormai al tavolo del confronto è prevalso “il nulla muovere e il nulla fare”.

Roma, 12 ottobre 2020.                                                                 La Segreteria Generale
  Falbi             

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