DECRETO RILANCIO MODIFICHE ALLO SMART WORKING IN EMERGENZA

Nella giornata del 29 aprile 2021, il Consiglio dei ministri ha emanato un decreto, definito “rilancio”, con il quale, tra le altre cose, si provvede a prorogare la possibilità di ricorrere allo smart working in deroga alle regole vigenti.

 

Nella stessa giornata, ancor prima che fosse noto il testo definitivo, è apparsa sul sito della Funzione Pubblica l’anticipazione dei contenuti che riguardano tale particolare aspetto.

 

Il comunicato, comparso sul sito del Ministero, afferma:

 

SMART WORKING, NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE VIA LA SOGLIA MINIMA DEL 50%

 

Si torna alla normalità: addio alla soglia minima del 50% per lo smart working nella Pubblica Amministrazione. Fino alla definizione della disciplina del lavoro agile nei contratti collettivi del pubblico impiego, e comunque non oltre il 31 dicembre 2021, le amministrazioni pubbliche potranno continuare a ricorrere alle modalità semplificate relative al lavoro agile, ma sono liberate da ogni rigidità.

 

…a regime, dall’inizio del 2022, la norma conferma l’obbligo per le amministrazioni di adottare i POLA (piani organizzativi del lavoro agile) entro il 31 gennaio di ogni anno, riducendo però dal 60% al 15%, per le attività che possono essere svolte in modalità agile, la quota minima dei dipendenti che potrà avvalersi dello smart working.

 

Un provvedimento legislativo che non potrà che condizionare significativamente la trattativa sul lavoro agile che ancora stenta a decollare consentendo alla Banca di cogliere il vero obiettivo della tattica dilatoria sin qui adottata: evitare il confronto per la definizione del lavoro agile per poter poi negoziarla con i Sindacati avendo le “mani libere” e senza rigidità o particolari obblighi, proponendo un modello a regime caratterizzato da forti elementi di discrezionalità gestionale.

 

La Banca, che già nello scorso mese di agosto aveva adottato disposizioni molto restrittive in tema di rientri in presenza tranne poi effettuare una ritirata a causa dei provvedimenti legislativi successivamente adottati, avrà ora la facoltà di gestire in piena libertà un eventuale piano di rientri in presenza.

 

Negli scorsi mesi, non certo per spirito di contrarietà ma perché consapevoli che i ritardi nella contrattazione del lavoro agile avrebbero potuto causare nocumento agli interessi delle Colleghe e dei Colleghi che rappresentiamo, abbiamo esercitato il massimo delle pressioni per avviare e concludere tale negoziato.

 

Ci siamo scontrati, come era prevedibile, con la tattica dilatoria della Banca che tutelava i propri interessi, ma anche, cosa meno prevedibile, con l’ignavia dell’Unità Sindacale, che a questo punto non si comprende quali interessi intenda tutelare, impegnata a supportare di fatto i voleri della controparte.

 

È tempo di bilanci e di assunzione delle consequenziali responsabilità, l’Unità Sindacale negli otto mesi trascorsi dalla sua costituzione, non è stata capace di avviare nessuno dei negoziati, tutti di rilevante interesse per i Lavoratori e, nell’unica occasione di un negoziato “vero”, quello per il Servizio Banconote, ha avuto la “capacità” di far finire quella trattativa su un “binario morto” nonostante i rilevanti interessi che quel negoziato rappresentava per i Lavoratori del settore.

 

È ora che si passi dalla retorica dei proclami ai fatti e il Sindacato si riappropri del proprio ruolo di reale tutela dei Lavoratori che rappresenta.

 

È necessario che tutte le Colleghe e i Colleghi diano segnali inequivocabili affinché il Sindacato esca dalla palude in cui, per esclusiva propria responsabilità, è finito.

 

È il momento che apprendisti stregoni e dilettanti allo sbaraglio prendano coscienza dei gravi danni che stanno procurando o che potranno procurare a tutte le College e i Colleghi della Banca d’Italia.