LA BANCA SI ERA IMPEGNATA AD AVVIARE LA TRATTATIVA SULLA RIFORMA DEGLI INQUADRAMENTI MA AD OGGI ANCORA LATITA E NON RISPETTA GLI IMPEGNI ASSUNTI

Che i tempi siano maturi per procedere alla riforma degli inquadramenti per l’Area Operativa è un fatto riconosciuto da tutti: i Sindacati reclamano da anni il completamento della riforma avviata nel 2016, i Lavoratori sempre meno trovano risposte adeguate nell’attuale modello alle esigenze di sviluppo e di riconoscimento di carriera, la Banca stessa, a tratti, afferma di considerare l’attuale sistema superato dai tempi.

 

Si tratta di intervenire per modificare un sistema che non risponde più all’aggiornata organizzazione del lavoro e all’avanzamento delle tecnologie, che non fornisce adeguate risposte alle esigenze di crescita professionale delle Colleghe e dei Colleghi e che è costruito su un vecchio ed esasperato criterio gerarchico che non ha più riscontro nella realtà.

 

Si tratta, comunque, di un’operazione delicata perché in ogni caso l’attuale modello contiene elementi di garanzie e di progressione economica nel tempo costruito attraverso le lotte della Categoria, che da sempre sono sotto attacco della Banca e che, a nostro avviso, non possono essere dispersi.

 

Tuttavia, tra pretesti e colpevoli inerzie, la Banca, rispetto a tale questione di centrale interesse, da anni latita.

 

Per i due anni della pandemia ha incomprensibilmente sostenuto che un negoziato su tale argomento fosse incompatibile con l’emergenza sanitaria e, una volta che questa è terminata, ha iniziato a sostenere che la nuova organizzazione del lavoro introdotta con il lavoro agile le imponeva di studiarne l’eventuale impatto sugli inquadramenti!

 

Una “fase di studio” che evidentemente, ad oggi, non è ancora terminata!

 

Per tali inaccettabili atteggiamenti dilatori la prima iniziativa assunta da FALBI e SIBC, all’atto della ricostituzione dell’alleanza che rappresenta la maggioranza dell’Area Operativa, è stata quella di avviare una procedura di raffreddamento del conflitto.

 

Due erano gli obiettivi: anticipare, rispetto al consueto, il negoziato sull’IPCA per fornire una prima risposta ad un’ondata anomale di inflazione che stava compromettendo il potere di acquisto dei Dipendenti e avviare finalmente l’atteso confronto sulla riforma degli inquadramenti.

 

Su tale secondo aspetto nell’occasione la Banca si è impegnata formalmente ad avviare celermente e con concretezza la trattativa.

 

Dopo un primo incontro, avvenuto nel mese di giugno, la Banca non ha ancora dato seguito a tale impegno.

 

PACTA SUNT SERVANDA! Il parametro di relazioni sindacali corrette è quello del rispetto degli impegni assunti: è una preliminare, quanto fondamentale, questione di credibilità, di correttezza e di onorabilità delle parti che siedono al tavolo del negoziato.

 

È dovere del Sindacato non essere acquiescente a tale comportamento, è dovere del Sindacato mettere in atto tutte le iniziative necessarie per correggere una tale penalizzante rotta e non limitarsi a sterili “lamentazioni”.

 

Per cui, perdurando da parte della Banca la negazione all’avvio di un concreto confronto sulla materia, avvieremo, in accordo con il SIBC, una nuova procedura di raffreddamento del conflitto.

 

Parimenti chiederemo l’avvio urgente del negoziato su altri aspetti, che riteniamo di urgente necessità, quali quello sulla verifica del funzionamento del sistema welfare e quello della definizione dell’efficienza aziendale.

 

Allo stesso tempo osserviamo il progressivo degrado nell’azione di gestione del Personale che caratterizza l’agire della funzione deputata: costanti e crescenti ritardi nell’assunzione di provvedimenti, a volte anche di carattere emergenziale, persino mancato adeguamento della normativa interna a quella di legge.

 

Posto che tale negativa deriva non può essere imputata agli addetti che sino a tempi recenti hanno dimostrato elevati livelli di professionalità e di efficienza non resta che ritenere che debba essere ascritta al livello decisionale.